Forum: Italian Ruby user group startup, ecc

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David W. (Guest)
on 2006-06-02 12:19
(Received via mailing list)
>> Forse ho parlato troppo presto, perche` rischia di essere una
>> discussione che tocca la politica, differenze sociali e
>> culturali...insomma, terreno fertile per le flame:-)

> dai non preoccuparti, lo sai che gli Italiani sono self-deprecating per
> indole :-)

A patto che non si tocchi la cucina:-)

> sono d'accordo sui punti sotto.. avevo scritto qualcosa di molto vicino
> qualche tempo fa (
> http://codesushi.blogspot.com/2006/04/sabbia-negli...)

> tu non trovi che qui in italia manchi però la voglia di trovarsi
> insieme? di
> fare gruppo per lavorare su qualcosa? a volte penso che siamo  un gruppo di
> coder solitari e troppo individualisti.

Non credo.  Gli italiani sono abituati e attirati alle situazioni
sociali, e rispetto a "noi" sono anche piu` portati in un certo senso.
Ci sono dei 'nerds' americani che hanno davvero dei problemi a
relazionarsi
con altre persone.  Naturalmente non sono questi che fanno le aziende,
ma direi che in Italia si sta meglio da questo punto di vista.

Se c'e` un problema di formare gruppi, forse e` un problema di fiducia
nel prossimo, e nel sistema legale.  Purtroppo la mia
esperienza e` che c'e` piu` gente in Italia che pensa di guadagnare
fregando o sfruttando gli altri.  Il sistema americano, quando funziona
bene, tende ad essere piu` uno di molta liberta` finche` non fai cose
scorrette, ma a quel punto paghi in modo significativo (Skilling e Lay,
per esempio).

--
David N. Welton
 - http://www.dedasys.com/davidw/

Linux, Open Source Consulting
 - http://www.dedasys.com/
Michele F. (Guest)
on 2006-06-02 14:46
(Received via mailing list)
2006/6/2, David W. <removed_email_address@domain.invalid>:
> Se c'e` un problema di formare gruppi, forse e` un problema di fiducia
> nel prossimo, e nel sistema legale.  Purtroppo la mia
> esperienza e` che c'e` piu` gente in Italia che pensa di guadagnare
> fregando o sfruttando gli altri.  Il sistema americano, quando funziona

Purtroppo non posso che concordare con david. Senza scatenare un
flame socio/politico, penso che tre i problemi che soffocano il
rinnovamento
del business dello stivale siano le innumerevoli maniere di farla
franca: spremere
una realtà produttiva in modo poco equo (per non dire etico) non solo
è possibile,
ma talvolta necessario, per stare dentro un mercato a concorrenza
'dopata'.

<retorica>Ehh chi ci guadagna?</retorica>
anche se quella interessante sarebbe: chi ci
perderà?
Mi auguro vivamente che quanto dico sia solo la somma
delle passate *mie* esperienze e non una situazione diffusa (anche se
il campione
statistico inizia ad essere rilevante :-P)

Michele

--
SeeSaw | Another point of view
http://www.seesaw.it
removed_email_address@domain.invalid
Chiaro S. (Guest)
on 2006-06-02 15:54
(Received via mailing list)
On 6/2/06, Michele F. <removed_email_address@domain.invalid> wrote:
>
> 2006/6/2, David W. <removed_email_address@domain.invalid>:
> > esperienza e` che c'e` piu` gente in Italia che pensa di guadagnare
> > fregando o sfruttando gli altri.  Il sistema americano, quando funziona
> Purtroppo non posso che concordare con david. Senza scatenare un
> flame socio/politico, penso che tre i problemi che soffocano il
> rinnovamento
> del business dello stivale siano le innumerevoli maniere di farla
> franca: spremere


Secondo voi non è possibile stabilire una catena del valore tra piccole
aziede di persone preparate e con una buona business ethic?

A volte siamo abituati a pensare comunque in termini di partnership e
clienti a livello locale, del territorio.  Una 'valley' virtuale non è
secondo voi possibile?  Se ci si appoggia l'uno sull'altro a livello di
business quando ce n'è bisogno in qualche modo si aumenta il valore
reciproco (chiaramente a parità di servizi offerti!).

Una buona rete di developers / imprenditori che si girano lavoro a
vicenda e
si reggono su un sistema di reputazione reciproca (un'ebay dell'impresa?
:-).

--
Chiaroscuro
---
Liquid Development: http://liquiddevelopment.blogspot.com/
Giovanni C. (Guest)
on 2006-06-02 16:04
(Received via mailing list)
Il giorno ven, 02/06/2006 alle 13.46 +0200, chiaro scuro ha scritto:
> si reggono su un sistema di reputazione reciproca (un'ebay dell'impresa?
> :-).

Qualcosa alla 37signals?

	Giovanni
Michele F. (Guest)
on 2006-06-02 16:10
(Received via mailing list)
2006/6/2, Giovanni C. <removed_email_address@domain.invalid>:
> > Una buona rete di developers / imprenditori che si girano lavoro a vicenda e
> > si reggono su un sistema di reputazione reciproca (un'ebay dell'impresa?
> > :-).
>
> Qualcosa alla 37signals?

credo un po meno esclusiva e chiusa :-P

eWork è un'idea ambiziosa (dome e il significato che na in eBay ma
anche ethic) che si dovrebbe basare pilastri valore e fiducia.
Il secondo lo puoi ottenere con una comunity (quindi aprendo al mondo)
mentre il secondo deve essere condiviso ed IMO è molto difficile
mettere d'accordo molte teste (il mondo appunto); una via di mezzo
sicuramente esiste.
La vera questione è: il valore che è percepito dai componenti della
comunità (che è il motivo che li fa parteciapre) come lo valorizza
all'esterno?

Michele.

--
SeeSaw | Another point of view
http://www.seesaw.it
removed_email_address@domain.invalid
Chiaro S. (Guest)
on 2006-06-02 16:22
(Received via mailing list)
On 6/2/06, Michele F. <removed_email_address@domain.invalid> wrote:
>
> 2006/6/2, Giovanni C. <removed_email_address@domain.invalid>:
>
> eWork è un'idea ambiziosa (dome e il significato che na in eBay ma
> anche ethic) che si dovrebbe basare pilastri valore e fiducia.


ho visto il sito, ma mi sembra un pò serioso.. stile London/Finance
non mi ispira massima fiducia/calore. li conosci? hai provato?

La vera questione è: il valore che è percepito dai componenti della
> comunità (che è il motivo che li fa parteciapre) come lo valorizza
> all'esterno?


da li non scappi, ci deve essere chi ha il cliente :-)  ma spese extra
invece di essere dissipate all'esterno possono essere rigirate
all'interno
della community con profitto reciproco.  stiamo parlando di communities
di
gente in gamba, non di fare benefienza :-)

inoltre se una delle companies dell'ecosistema inizia a lavorare a pieno
ritmo, di conseguenza lavorano tutte e l'ecosistema si rafforza.

--
Chiaroscuro
---
Liquid Development: http://liquiddevelopment.blogspot.com/
gabriele renzi (Guest)
on 2006-06-02 18:00
(Received via mailing list)
--- chiaro scuro <removed_email_address@domain.invalid> ha scritto:



> inoltre se una delle companies dell'ecosistema
> inizia a lavorare a pieno
> ritmo, di conseguenza lavorano tutte e l'ecosistema
> si rafforza.

Chi è che si candida a scrivere un articolo per
OpenNova sui Distretti Industriali Virtuali?
Il metodo più veloce per far esistere una cosa è dire
alla stampa che già esiste ;)



--
icq:          #69488917
blog ita:     http://riffraff.blogsome.com

Chiacchiera con i tuoi amici in tempo reale!
 http://it.yahoo.com/mail_it/foot/*http://it.messen...
Michele F. (Guest)
on 2006-06-02 18:06
(Received via mailing list)
Il 02/06/06, gabriele renzi<removed_email_address@domain.invalid> ha scritto:
> Chi è che si candida a scrivere un articolo per
> OpenNova sui Distretti Industriali Virtuali?
> Il metodo più veloce per far esistere una cosa è dire
> alla stampa che già esiste ;)

Good! ...ne facciamo uno a 4 (paia di) mani ?

--
SeeSaw | Another point of view
http://www.seesaw.it
removed_email_address@domain.invalid
Chiaro S. (Guest)
on 2006-06-02 22:32
(Received via mailing list)
On 6/2/06, gabriele renzi <removed_email_address@domain.invalid> wrote:
>
> Chi è che si candida a scrivere un articolo per
> OpenNova sui Distretti Industriali Virtuali?
> Il metodo più veloce per far esistere una cosa è dire
> alla stampa che già esiste ;)
>

Diabolico! :-))))
Se tu e Michele ci siete aggiungo volentieri il mio aiuto.
Pietro M. (Guest)
on 2006-06-03 00:07
(Received via mailing list)
Il discorso è molto interessante e mi spiace non aggiungere la mia
anche se ultimamente sono sparito ri-assorbito dal lavoro e dalla
famiglia.

Per esperienza personale a me è capitato di lavorare in una sorta di
network alla brianzola anni fa, ed è sicuramente una struttura
fattibile ma la cui qualità dipende al 100% dalle persone coinvolte
(beh, dipende anche dalla disponibilità di lavoro).
La struttura era basata su una società che si occupava della parte
commerciale e da una serie di imprese famigliari, artigiani etc, che
realizzavano i vari progetti a seconda delle competenze (l'ambito era
l'automazione industriale anche se poi non c'era un qualcuno che si
occupasse solo di software o solo di hardware, ma delle "aree di
competenza").
Perchè funzionava e funziona la cosa:
- struttura snella con pochi costi fissi
- flessibilità ad attaccare i problemi più disparati
- grosse competenze tecniche
- buona base consolidata di clienti

Perchè ho mollato:
- mancanza di focus (si realizzava qualsiasi cosa servisse al cliente
cercando di realizzare qualcosa al costo inferiore rispetto a quanto
già disponibile sul mercato)
- poca innovazione (ovvero, se tu lavori solo perchè costi meno, alla
fine trovi qualcuno che costa meno di te).
- all'epoca lavoravo con la partita iva, mi sono sposato e dovevo
comprare casa, da dipendente non ho avuto problemi a chiedere un
mutuo...

Negli anni mi sono poi convinto che per realizzare una attività
imprenditoriale nel nostro settore servano si le competenze tecniche
ma serva soprattutto la vision del mercato e qualcuno che riesca a
portare a casa clienti su quel mercato. Sarà perch'è per me questa è
la parte più difficile, ma mi pare che i tecnici per fare le cose ci
siano anche, quello che spesso manca è l'Imprenditore.

saluti
pietro
Chiaro S. (Guest)
on 2006-06-04 03:42
(Received via mailing list)
è molto interessante quanto racconti. volevo chiederti delucidazioni su un
apparente paradosso però. prima dici:

"è sicuramente una struttura fattibile ma la cui qualità dipende al 100%
dalle persone coinvolte"

ma poi dici anche:

"se tu lavori solo perchè costi meno, alla fine trovi qualcuno che costa
meno di te"

cosa intendi esattamente? volevi sottolineare il progressivo degrado del
modello originale o alcuni casi limite?

thx.

On 6/2/06, Pietro M. <removed_email_address@domain.invalid> wrote:
> commerciale e da una serie di imprese famigliari, artigiani etc, che
> Perchè ho mollato:
> ma serva soprattutto la vision del mercato e qualcuno che riesca a
> portare a casa clienti su quel mercato. Sarà perch'è per me questa è
> la parte più difficile, ma mi pare che i tecnici per fare le cose ci
> siano anche, quello che spesso manca è l'Imprenditore.
>
> saluti
> pietro
> _______________________________________________
> Ml mailing list
> removed_email_address@domain.invalid
> http://lists.ruby-it.org/mailman/listinfo/ml
>



--
Chiaroscuro
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Liquid Development: http://liquiddevelopment.blogspot.com/
Pietro M. (Guest)
on 2006-06-04 17:48
(Received via mailing list)
Il mio discorso è relativo al progetto che si vuole mettere in piedi,
l'importanza di avere un focus sul prodotto o sulla tecnologia che
deve creare un differenziale (che può tradursi anche in un costo
inferiore, ma deve avere una base tecnica alle spalle, non limitandosi
al fatto che la tua struttura costi meno).

Per questo servono persone di qualità, la tecnologia segue quasi come
conseguenza. Molto di quanto scrive P. Graham mette in luce questo
binomio e l'avere a disposizione persone di qualità deve essere
sfruttato per creare un differenziale competitivo. Graham insegna che
nella sua esperienza in ViaWeb, quando dovevano scegliere cosa
aggiungere al loro prodotto, a parità di utilità per l'utente,
implementavano le funzionalità più difficili da realizzare (difficili
per loro ma impossibili per la concorrenza).

Riassumendo; la qualità delle persone è fondamentale e va sfruttato
per creare una posizione di vantaggio rispetto alla concorrenza.

Resta poi il fatto che qualcuno deve convincere il mondo a comprare il
tuo prodotto (o a convincere yahoo o google a comprarti).

Ciao
Pietro

2006/6/4, chiaro scuro <removed_email_address@domain.invalid>:
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